Siculamagia - I sapori del sole

 

 

 

06/01/2019

“Se esiste l’inventiva per pensarlo, allora sussiste la tangibile possibilità di realizzarlo”.

Così si esprime Angelo Lorenzo Turrisi proprietario della nascente realtà aziendale “I Sapori del Sud”.

Nel maggio del 2016 presso il Comune di Mascali nel catanese, Angelo in accordo con il padre, decide di porre le basi di un sogno. La passione e la dedizione per il mondo della botanica, hanno contrassegnato l’infanzia del giovane Turrisi.

Infatti , sin dalla tenera età di sei anni, si è dilettato e cimentato nella lettura di libri relativi alla materia e in particolar modo alle piante da frutto.

Attraverso esse ha acquisito le skills necessarie per poter accrescere il suo background.

Le nozioni apprese con amore progressivamente gli hanno consentito di conseguire nel 2016 la qualifica di Coltivatore Diretto.

Ciò gli ha permesso di passare dalla teoria alla pratica. I libri hanno rappresentato il passepartout per accedere al portale dei suoi sogni. Un portale non più in bianco e nero ma contrassegnato da un caleidoscopio di colori, i colori della natura e soprattutto della sua terra.

 

 

La realtà aziendale

La nascente azienda attualmente conta 40.000 mq.

La produzione comprende arance della varietà Valencia e Calabrese e limoni. Tuttavia in futuro verrà estesa anche all’avocado e al mango.

Tali frutti tropicali, si prestano all’abbraccio mite e caldo della Sicilia Orientale.

L’intenzione è rivolgere la produzione all’export sia a livello territoriale sia nazionale. Inoltre, in prospettiva futura, verranno edificate della case vacanza con annessa piscina nel ricco e verdeggiante paesaggio che contrassegna l’azienda.

Lo scopo è consentire al cliente di vivere un’esperienza multisensoriale, attraverso la partecipazione attiva al processo produttivo.

Egli potrà vedere, toccare ed infine degustare i prodotti appena colti in un clima caldo e bucolico. Un ritorno alla vita sana e conviviale in un’atmosfera di collaborazione e di complicità.

Fabrizio Fusco

Napoli - Inter lo specchio di una società che si deve interrogare

 

31 dicembre 2018

 

E’ il 26 dicembre, i bambini sono sul tappeto alle prese con i nuovi regali di natale nel clima caldo e confortevole di casa. I genitori partecipano compiaciuti alla loro felicità e chiacchierano convulsamente in vista del cenone di capodanno mentre guardano abbracciati sul divano la televisione.

Su Sky sport oggi trasmettono un grande appuntamento per gli amanti del calcio. L’Inter di Spalletti ospita l'agguerrito Napoli di Ancelotti in una San Siro gremita e ricca di aspettative.

La lotta per il secondo posto è dura e serrata. I comandanti di entrambi gli schieramenti incitano i loro fanti, nei rispettivi accampamenti, in vista dell’apertura delle ostilità. Il pubblico è in trepidazione e con il fiato sospeso, finchè non entrano con passo marziale le squadre fiancheggiate dall’arbitro Mazzoleni che con fare fiero ed altero calcano il campo di battaglia.

Le fazioni belligeranti si fissano intensamente. Sono consapevoli che un errore può portare alla sconfitta.

Tuttavia allo stesso tempo conoscono il valore degli avversari. Non è la prima volta che si scontrano.

Paura, timore, gloria ed esaltazione sono sensazioni che ormai fanno parte del loro DNA, in un vortice ascendente. Le sanno gestire e i tifosi di rimando le implementano con la loro partecipazione. La palla viene posta al centro del campo e Mazzoleni fischia l’avvio delle ostilità. La partita diventa subito incandescente con occasioni da un lato e dall’altro. Entrambe le squadre non si risparmiano.

Non possono deludere i loro followers che hanno deciso di seguirli in un cammino impervio e tortuoso. A fine primo tempo, la partita si mantiene sullo 0 a 0, ma non è stata assolutamente tediosa.

Nella pausa, i bambini continuano a giocare nonostante l’invito da parte dei genitori di andare a letto. Sono in vacanza e il giorno seguente possono dormire fino a tardi.

Il traumatico risveglio mattutino per andare a scuola può attendere. Questo convince i genitori a derogare alla regola per una volta. Intanto le squadre entrano in campo. Hanno 45 minuti per toccare il cielo con un dito o per vagliare gli errori fatali commessi. La partita non cambia registro, finchè Kalidou Koulibaly, un giocatore del Napoli distintosi fino a quel momento per l’interpretazione del match, non atterra un instacabile Politano. E’ un fallo da ammonizione. Se non l’avesse atterrato sarebbe arrivato facilmente in area di rigore. San Siro inizia a rumoreggiare e i tifosi si scagliano contro Koulibaly colpevole di aver fatto solo il suo dovere. A quel punto, vedere la televisione non ha più senso e il padre la spegne. I figli ignari e con aria interrogativa chiedono: papà perché hai spento la televisione? Perché hanno fischiato Koulibaly? Con fare protettivo il padre si avvicina ai figli e li abbraccia. Vorrebbe spiegare loro che il mondo non è rosa e fiori. Non esiste sempre il principe azzurro che salva la principessa. Tuttavia prevale il senso di tutela. I figli sono pezzi della nostra anima e la ragione del nostro sorriso quando ci svegliamo, perché dobbiamo prematuramente mostrargli una realtà sovente ostile e deludente?

Il padre gli dà un bacio e li manda a letto. Nei giorni seguenti il fatto rimbalza da testata a testata. La parola “razzismo” compare ripetutamente sugli schermi televisivi e si parla di soluzioni da attuare per ovviare all’anti-cultura che fa concretizzare l’atteggiamento ignominioso.

 

La prevaricazione come strumento di potere

 

Il termine razzismo recita la Treccani è una “Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la 'purezza' e il predominio della 'razza superiore'”. Il razzismo non è un’elaborazione recente. E’ una giustificazione che le potenze dominanti si danno per depredare territori ricchi di risorse e di potenzialità con conseguente perpetrazione di violenza, indottrinamento e prevaricazione.

Gli indios americani con la scoperta di Cristofolo Colombo nel 1492, l’inizio dell’età moderna, l’hanno vissuta sulla loro pelle. Essi hanno visto i loro territori e il loro popolo colonizzato, schiavizzato e umiliato.

I tronfi conquistadores hanno saziato il loro desiderio di scoperta e di conquista al prezzo di migliaia di vite umane.

Malattie e scorribande hanno piegato delle realtà che hanno avuto un loro equilibrio. Sempre in America, nella seconda metà dell'ottocento, Abhram Lincoln, ha lottato per l’approvazione del XIII emendamento che avrebbe posto fine alla piaga della schiavitù in una terra insaguinata dalla guerra di secessione.

Spostandoci sul Medio Oriente gli accordi Sykes Picot del 1916 hanno posto fine a degli equilibri consolidati. I plenipotenziari francese e britannico hanno disegnato arbitrariamente dei confini creando stati con culture differenti e generando incomprensioni e guerre fra popoli.

Per non parlare del genocidio armeno da parte dei Turchi, del fascismo e del nazismo e dell’Apartheid. L’elenco è interminabile.

 

L'utilizzo dei media

 

Nell’epoca della globalizzazione gli strumenti potenti che possediamo, devono fungere da catalizzatori per far comprendere alle persone che una parola ha un peso. La storia deve essere un punto di riferimento costante per fermarsi a riflettere su ciò siamo e vogliamo diventare.

I media possono diventare pericolosi se strumentalizzano il senso di inadeguatezza e anche la paura.

La paura è un sentimento potente e ha tante declinazioni dalle più piccole come la paura del buio, la paura di sfigurare, il timore di non essere adeguati e quindi di non essere accettati dal gruppo a quelle più rilevanti come la paura di una guerra, di epidemie e di stragi.

Tutti questi stati d’animo creano dei bisogni che si traducono in provvisori palliativi che si concretizzano spesso nell’acquisto di ciò che necessario per sentirsi a proprio agio ovvero per senso di emulazione. Tutto questo in un ciclo continuo.

Molte pubblicità fanno propri i principi sani che dovrebbero spingere il popolo ad essere migliore. Altre, invece, sono più aggressive e vanno a rintracciare le paure o l’incertezza politica che caratterizza la nazione di riferimento per vendere.

La calibrazione dell’effetto che si vuole sortire, sta nel senso etico di chi la produce.

 

Conclusioni

 

I calciatori determinano un fortissimo senso di emulazione. Sono degli eroi sia per gli infanti, sia per le persone che amano lo sport.

I tifosi sono disposti a pagare qualsiasi cifra purchè possano vedere i loro eroi all’opera. La potenza di emulazione che sprigiona un calciatore è ravvisabile nelle piccole cose. Dal numero dei followers presenti sui social, alle azioni che pongono in essere per aiutare chi ha bisogno, alle celebrazioni che seguono i goals.

Un esempio emblematico è la Papu dance che è diventato un tormentone. Tutti, dai più grandi ai più piccoli, sanno chi è “il Papu”. Cristiano Ronaldo recentemente è andato in visita a Bergamo per assistere un bambino malato di leucemia mieloide acuta.

Questo gesto è balzato da una testata all’altra. Ronaldo è un campione in campo e come tale si deve comportare fuori.

I giocatori hanno un enorme responsabilità perché i loro gesti verranno imitati da chi sta costruendo una propria identità e da chi non riesce ad averla e quindi tenta di emulare.

I tifosi più accaniti invece, piuttosto che scagliarsi scorrettamente contro l’avversario dovrebbero imparare a rispettarlo, seguire gli esempi e non mettere in imbarazzo una città o un’intera nazione. E’ da giorni che si discute su quanto accaduto.

La domanda che mi pongo è la seguente. Come mai in una nazione democratica come la nostra che ha vissuto gli orrori della guerra e un regime autoritario continuano ad esserci queste manifestazioni di degrado? Ci siamo dimenticati quello che siamo stati? Forse un po’ tutti abbiamo una responsabilità. Non basta affermare che siamo tutti Koulibaly. Forse dobbiamo riflettere e capire che cosa non sta funzionando.

 

Fabrizio Fusco

Sitografia

 

http://www.treccani.it